Una testimonianza dalla Palestina

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Mentre i bombardamenti israeliani hanno fatto più di 300 vittime e sui mass media si parla di “risposta agli attacchi di Hamas” mi sembra interessante pubblicare una testimonianza dalla Palestina.

Fermiamo la guerra. Subito

Paolo Ferrero e Fabio Amato

La notizia dell’inizio dell’attacco israeliano a Gaza ci arriva mentre salutiamo Mustafà Barghouti, l’ultimo in ordine di tempo di una serie di incontri con i leader di tutte le forze della sinistra palestinese. Ci aveva appena raccontato della drammatica situazione che aveva visto poche settimane prima, quando era riuscito ad aggirare il blocco della striscia, arrivando via mare, da Larnaca, a Gaza.
Una situazione disumana, con condizioni di vita sempre più misere. Più di un milione di persone  senza cibo, medicinali, elettricità, acqua. Questa è la Gaza che viene bombardata indiscriminatamente dall’ esercito israeliano. Questa e la Gaza che subisce una rappresaglia di violenza inaudita, sproporzionata e completamente ingiustificata, per la rottura del cessate il fuoco e l’irresponsabile lancio di missili qassam da parte di Hamas. Mesi di privazioni iniziate con la vittoria del movimento islamico nelle elezioni parlamentari del 2006 e che hanno visto solo peggiorare giorno dopo giorno la situazione. Due anni di blocco e assedio.
Le tv arabe rimandano in tutti i territori e in tutto il mondo le immagini di quella che è stata annunciata dall’esercito israeliano e accreditata dai suoi più accondiscendenti alleati – a partire dagli Usa e dal governo italiano- come un operazione chirurgica. Al contrario, un massacro. Centinaia di corpi, di donne e uomini, di bambini, ricoperti di sangue, trasportati negli ospedali in cui manca di tutto. Sono queste immagini a scatenare la rabbia dei ragazzi di Qalandia, Ramallah, di Hebron, come di Jenin, che subito riempiono le strade o sfidano i  soldati israeliani con il lancio di pietre e fionde. Continua a leggere

Presidio-fiaccolata di solidarietà con i palestinesi

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Domani alle ore 18.00 davanti al Comune di Pisa.

L’appello qui.

E poi dicono che non si integrano

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Sul Tirreno del 23 dicembre 2008 leggo la notizia che a una famiglia rom, che nel 2003 aveva dichiarato redditi per 4000 euro e che da allora non aveva più presentato altre dichiarazioni, sono state confiscate una villa e due attività imprenditoriali (l’articolo completo qui).

Sul Sole-24 ore del 27 dicembre leggo che nel 2008 sono stati scoperti 6414 evasori totali – persone che pur avendo redditi anche elevati non hanno presentato una dichiarazione dei redditi – per 8.8 miliardi di redditi evasi (l’articolo completo qui).

E poi c’è chi dice che i Rom non si integrano.

Lettera dei Rom pisani

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Da quando è stato eletto, il sindaco Filippeschi ha impostato la questione Rom sempre e solo come questione di ordine pubblico, strizzando l’occhio alla parte più razzista e retriva della città e sistematicamente ignorando gli appelli di segno opposto che gli sono pervenuti dagli ambienti più vari.
All’ennesimo annuncio di sgombero, i Rom rumeni presenti a Pisa hanno deciso di parlare della loro condizione.
Considero le loro parole una lezione di civiltà.
Le riporto qui sotto senza commento: non ne hanno bisogno.

Siamo dei Rom rumeni, siamo circa 60 famiglie. Viviamo nella città di Pisa, nelle baracche in condizioni non buone, senza acqua e senza luce. Noi non vogliamo vivere nelle baracche. Siamo costretti a vivere nelle baracche perché non ci è data la possibilità di prendere una casa: il Comune non ha interesse ad aiutarci a trovare una casa. Non possiamo mandare a scuola i bimbi perché non abbiamo le condizioni igienico-sanitarie. Alcuni bimbi vanno a scuola, ma spesso le scuola rifiutano di iscrivere i nostri figli.

Facciamo lavori che gli italiani non vogliono fare, in condizioni peggiori. Alcuni di noi lavorano con contratto regolare, altri al nero, altri sono in cerca. Alcune persone hanno fatto dei corsi di specializzazione, anche se vivono in queste condizioni. È difficile trovare lavoro perché molti datori di lavoro chiedono la residenza dell’anagrafe. Anche se viviamo a Pisa da tanti anni, anche se lavoriamo, anche se i nostri figli vanno a scuola, il Comune non ci dà la residenza dell’anagrafe perché viviamo nelle baracche.

Noi siamo persone che vogliamo integrarci, siamo persone intelligenti, con cultura, con tradizioni.

Il Sindaco di Pisa ha firmato una ordinanza per sgomberare i campi, senza soluzione, in stagione di inverno. Noi non possiamo lasciare la città di Pisa, abbiamo lavoro, paghiamo i contributi, abbiamo anche alcuni figli malati. Ordinare uno sgombero in queste condizioni è inumano.

Il Sindaco dice che non ha la possibilità di aiutarci. Sappiamo che l’Unione Europea ha programmi e fondi per i cittadini Rom e che l’Italia non li usa, e che è stata multata per questo.
Chiediamo che il Sindaco non faccia sgomberi e che si trovi insieme una soluzione per vivere normalmente come gli altri italiani. Ci sono i modi per fare questo che non sono sgomberi (come l’autorecupero delle case abbandonate).

I Rom rumeni dei campi di Pisa

Pisa, 22 Dicembre 2008